Short breath
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€ 12,00
EUR
In uscita il 20-02-2026
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Se scegli la via del senso comune trovi in ogni strofa una fame d’aria scura; un’ansia che affretta l’occhio all’uscita. Avverti un nodo alla gola che ti prende quando manca l’aperto. In questo caso guadagni subito l’uscita, ma manchi le meraviglie del ritmo scosso; perdi le virtù nascoste fra le pieghe degli a capo. Se ti affidi alle arti del poeta ti consumi nei trucchi del mestiere. Se cerchi la consolazione del verso ti ritrovi solo, su una lingua di terra dove le parole inseguono i miraggi del verbo. Non farti fregare dalla via facile. Cerca bene, fruga nella macchina dei pensieri spinosi dove si annidano i segreti di questa raccolta di decime in forma di strofe. Ecco un verso che vale per tanti altri: «… lasciarsi andare dove manca l’aria» (14-10). Se vuoi un consiglio parti con il piede “sbagliato” accetta il colpo di frusta della meraviglia che ti lascia senza fiato. Lo stupore che ti prende quando trovi ciò che non hai cercato. Il senso sussurrato della vita che si consuma sottovoce: «la salute viene col silenzio parla e ci priva di tutto» (9-1). Short Breath esplora i confini della lingua parlandoti di sfondi che neppure l’autore immaginava. Su frontespizio, con l’inchiostro simpatico, sta scritto, in caratteri duri, senza grazie per amor di novità: «Chi cerca scopre!» Ma che cosa scopri trattenendo il respiro? Scopri la grande felicità della ricerca. Di un ricercare che non si ferma mai, perché la poesia è una figura del divenire che trasporta sul margine sabbioso delle pagine meravigliosi frammenti di senso. Frammenti che, proprio perché incompiuti, lasciano al lettore la libertà di viverli come suggerisce il suo vissuto, il suo mondo disincantato. Di completarli a piacimento. Come accade nel folgorante inizio della prima decima: «parlando con l’esperto della verità/una volta al giorno ti bastano venti minuti» (1-1/2). Una doppietta che colpisce il centro vuoto delle consolazioni tecnicistiche. La verità è diventata una medicina per i malati cronici nelle corsie della tecnologia. Ecco allora che l’ansia, la fame d’aria, l’affanno… diventano l’annuncio di una corsa tra le righe alla ricerca di un’altra sorpresa. Stupore che arriva a stretto giro di verso: «tu hai smesso di guardare ti basta un cucchiaio» (1-7). In una riga viene celebrato il funera- le del pensiero nell’età dei sazi, saturi di paccottiglia on line. La poesia qui si manifesta come ricerca. “Cerca” ininterrotta, di ciò che la lingua dice solo quando si dimentica di ciò che stava dicendo e torna su se stessa per ritrovare l’a capo senza fine di una felicità perduta. In breve, Short breath è un ricercare improvvisativo che annuncia sorprese: «… seguire la corrente/del respiro migrante e malinconico in arrivo (19-1/2); faccio fatica a chiudere con un verbo» (40-5). Anche il respiro più corto, per corto che sia, imita l’ansia di vivere. Sorry per il verbo in chiusura. Quarta di copertinaIl ritmo breve e accelerato della città accompagna le strofe di questo poemetto che guarda lontano e vede il nostro domani nei vizi d’oggi. La lingua canta le ore piene dei giorni vissuti fino all’ultimo respiro. La vita in diretta è appuntata sul taccuino di uno sguardo che scruta il cielo delle immagini di tutti i giorni e trova sempre nuove idee da porgere al lettore con un gesto che sorprende perché imita la vita. Le parole guizzano fra le reti del senso e cambiano direzione per sorprendere. Non sai mai dove ti porta il verso. A volte si affaccia sulla pianura del buon senso. Altre volte finisce in un cul-de-sac come le ore perse nell’attesa. Altre ancora scoppia in testa come un’idea geniale. Non si va “a capo” a fondo riga, ma in mezzo alla strofa. Le pause e le appoggiature sono mobili, precarie come il respiro di chi rincorre i pensieri. L’idea di fondo è quella di regalare al lettore un mondo da scoprire. Un luogo privato lontano dall’intelligenza pedante del poeta. Una voce vicina al mondo della vita interpretata a modo suo. A volte il ritmo è saltellante come un ragtime, altre morbido e avvolgente come uno swing. Michelangelo Coviello mette un segnavia sul sentiero della poetica del disincanto. (G.C.) Il ritmo breve e accelerato della città accompagna le strofe di questo poemetto che guarda lontano e vede il nostro domani nei vizi d’oggi. La lingua canta le ore piene dei giorni vissuti fino all’ultimo respiro. La vita in diretta è appuntata sul taccuino di uno sguardo che scruta il cielo delle immagini di tutti i giorni e trova sempre nuove idee da porgere al lettore con un gesto che sorprende perché imita la vita. Le parole guizzano fra le reti del senso e cambiano direzione per sorprendere. Non sai mai dove ti porta il verso. A volte si affaccia sulla pianura del buon senso. Altre volte finisce in un cul-de-sac come le ore perse nell’attesa. Altre ancora scoppia in testa come un’idea geniale. Non si va “a capo” a fondo riga, ma in mezzo alla strofa. Le pause e le appoggiature sono mobili, precarie come il respiro di chi rincorre i pensieri. L’idea di fondo è quella di regalare al lettore un mondo da scoprire. Un luogo privato lontano dall’intelligenza pedante del poeta. Una voce vicina al mondo della vita interpretata a modo suo. A volte il ritmo è saltellante come un ragtime, altre morbido e avvolgente come uno swing. Michelangelo Coviello mette un segnavia sul sentiero della poetica del disincanto. (G.C.) |
Prima di essere pubblicato, dovrà essere approvato dalla redazione.







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