Ho posato una lacrima sul tuo volto
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€ 16,00
EUR
In uscita il 27-12-2025
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Indossa ciò che ti fa stare bene. Non solo i vestiti del corpo, ma anche quelli dell’anima: parole buone, silenzi giusti, piccoli gesti di cura Ogni essere umano porta in sé il desiderio di Felicità, un desiderio che attraversa epoche e culture, e che, spesso, poiché il concetto stesso di Felicità facilmente sfugge a costrizioni e definizioni, viene confuso con il possesso, con il successo, con il raggiungimento di traguardi ed obiettivi che si collocano all’esterno della persona stessa. La Felicità è difficile da raggiungere, lo diceva bene già Leopardi quando, nel suo Zibaldone, portava un esempio alla portata di tutti: quando si desidera tanto qualcosa, per esempio un cavallo, come ci si sente? E quando poi il cavallo lo si ottiene, cosa succede? La Felicità è massima durante l’attesa: perché l’attesa appartiene ad una dimensione infinita, quella cui l’anima dell’uomo, per sua natura, tende. Ma quando si riceve il cavallo, l’uomo, ottenendo un bene finito, ricade nella dimensione limitata della sua esistenza. Il piacere di quel possesso dura poco: subito è necessario un altro desiderio, capace di ricollocarci nella dimensione infinita dell’attesa. In questa continua altalena che, così pare, appartiene ontologicamente all’uomo, come potremmo assicurarci di sentirci, comunque, il più possibili felici? Come potremmo riuscire, noi, con le nostre anime costantemente rivolte a desideri infiniti, a garantire alla Felicità anche uno spazio terreno? Nel suo “Ho posato una lacrima sul tuo viso”, la nostra autrice, Paola Peverelli, si assume il difficile compito di aprire una via: si interroga (e ci interroga) non soltanto rispetto ad un significato condiviso del termine “Felicità”, ma anche in relazione a strategie (semplici ma potenti) che, nella quotidianità, risultino raggiungibili e praticabili da ciascuno. Questo piccolo “quadernetto”, nato dagli appunti che l’autrice avrebbe inizialmente voluto utilizzare semplicemente per dar forma ai pensieri maturati in vista della presentazione del suo “E’ tempo di Fiorire”, diviene, invece, un prezioso elaborato di raccordo che, muovendosi con stile (auto)biografico ed introspettivo, accompagna attraverso un viaggio nell’interiorità, aiutando il lettore a predisporsi con la postura adatta: quella dell’ascolto e della rivisitazione di sé stessi e dei propri vissuti. Rivisitazione per la quale Paola Peverelli ci presta uno sguardo benevolo e fiducioso, attraverso il quale i dolori, gli sbagli, gli avvenimenti avversi, possano essere riletti alla 2 luce di una speranza e di una nuova aspettativa positiva, che a nessun essere umano devono essere negate (e che nessun dovrebbe, consapevolmente o inconsapevolmente, negare a sé stesso). Ma la vera infelicità arriva quando non c’è alcuno sforzo per migliorarsi e ci si abbandona a sé stessi - In tal senso, “Ho posato una lacrima sul tuo viso”, si inserisce in un orizzonte in divenire, come un viaggio verso la felicità interiore: non offre formule precostituite, ma suggerisce percorsi, immagini, intuizioni, modelli. Non propone regole rigide, ma invita a coltivare uno sguardo attento, un ascolto autentico, una cura paziente di sé e degli altri. “Ho posato una lacrima sul tuo viso” è una sorta di “ricettario ragionato”, validato alla luce di vite di vissute e riflessioni metacognitive, verso la definizione e la ricerca di ciò che ciascuno di noi instancabilmente insegue. Viviamo, del resto, in un’epoca che ci invita costantemente a mostrare un’immagine esteriore (possibilmente conforme alle mode del momento), a curare il visibile, a misurarci con modelli e aspettative che rischiano di ridurre l’esistenza ad un (triste) palcoscenico di apparenze. Eppure, la vera bellezza dell’Essere Umano non risiede nella superficie, quanto, piuttosto, in un dialogo silenzioso tra ciò che appare e ciò che abita in profondità. È in questa tensione vitale tra estetica ed interiorità che si apre la via verso la felicità autentica: non come conquista rumorosa, ma come fioritura paziente di ciò che siamo. La Felicità più profonda difficilmente nasce dall’accumulare o dal mostrare: essa, piuttosto, germoglia dall’armonia invisibile che tiene insieme ciò che siamo dentro e ciò che manifestiamo al mondo. È un filo sottile, eppure fortissimo, che unisce interiorità ed esteriorità, silenzio e parola, radicamento e apertura, cura verso sé stessi e verso il mondo che ci circonda. |
Prima di essere pubblicato, dovrà essere approvato dalla redazione.







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