Metti una sera...
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€ 14,00
EUR
In uscita il 19-02-2026
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La sua poesia non aspira alla rarefazione; preferisce
invece il movimento, l’affollarsi delle voci, il gesto
orale che diventa scrittura. Ne deriva una lingua che
si apre continuamente al mondo, registrando l’imprevedibile
con una sincerit. che non teme il disordine,
anzi vi riconosce un’energia necessaria. Il libro procede
come una lunga serata condivisa: si incontrano figure,
episodi, confessioni improvvise, e la realt. – anche la
pi. ruvida – viene trasfigurata in ritmo. . una poesia
che nasce dall’istante, da ci. che accade mentre si parla
o si ricorda; per questo conserva una qualit. narrativa
che accompagna il lettore senza mai addomesticare
la complessit.. L’autrice osserva, ascolta, annota: il
mondo diventa un mosaico di relazioni e di urti, dove
l’ironia e la tenerezza convivono con un senso profondo
di precariet.. L. dove altri cercherebbero un centro
stabile, Le Favi lascia invece che le storie si sfiorino, si
contraddicano, si illuminino a vicenda. . in questo
respiro polifonico che il libro trova la sua unit.: non
nell’omogeneit., ma nella capacit. di accogliere l’ecce-
denza della vita. E cos. la poesia, qui, diventa un atto
di presenza: un modo per restare dentro ci. che muta,
per riconoscere nelle pieghe dell’ordinario una verit.
emotiva che resiste al tempo.
Quarta di copertinaSi può cominciare indifferentemente dall’inizio
o dalla fine, in questo testo di Rosalba Le Favi. È
come nel folenghiano Caos del Triperuno: il risultato
non cambia. Tutto si complica o si risolve
e governa festoso il Caso. Se uno più uno fa due
normalmente, qui il risultato è sempre Tre: numero
deus gaudet impare, “grato a Dio è il numero dispari”,
come dire che a imbrogliare le carte e a trionfare
è sempre la sorte più imprevedibile, che non è detto
sia illogica. Così come nella catacresi (metti tra un
fiore e un colore) non è detto che a generarsi sia
solamente un fantasma botanico ma può perfino
apparirvi, sulla scena della pagina, una figura (di
donna o di senso) leggiadra e spiritosa ad attestare
che, complice un “cappellaio matto”, spesso l’eccedenza
del sogno, ciò che in psicoanalisi si denomina
“resto”, è un conturbante che trasforma l’intelligenza
in scrittura (e la scrittura in intelligenza, che è lo
stesso). V.G. Si può cominciare indifferentemente dall’inizio
o dalla fine, in questo testo di Rosalba Le Favi. È
come nel folenghiano Caos del Triperuno: il risultato
non cambia. Tutto si complica o si risolve
e governa festoso il Caso. Se uno più uno fa due
normalmente, qui il risultato è sempre Tre: numero
deus gaudet impare, “grato a Dio è il numero dispari”,
come dire che a imbrogliare le carte e a trionfare
è sempre la sorte più imprevedibile, che non è detto
sia illogica. Così come nella catacresi (metti tra un
fiore e un colore) non è detto che a generarsi sia
solamente un fantasma botanico ma può perfino
apparirvi, sulla scena della pagina, una figura (di
donna o di senso) leggiadra e spiritosa ad attestare
che, complice un “cappellaio matto”, spesso l’eccedenza
del sogno, ciò che in psicoanalisi si denomina
“resto”, è un conturbante che trasforma l’intelligenza
in scrittura (e la scrittura in intelligenza, che è lo
stesso). V.G. |
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